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Sulla contestazione relativa alla (pretesa) incongruità della base d’asta di un appalto pubblico...


Il principio è consolidato, ma se la giurisprudenza è ancora oggi chiamata a pronunciarsi sul tema, vuol dire che non è noto alla totalità degli operatori del settore.

In materia di procedure di affidamento di contratti pubblici, la pretesa incongruità della base d’asta deve essere contestata entro trenta giorni dalla pubblicazione del bando di gara, pena l’irricevibilità del ricorso.

Sono queste le conclusioni cui è giunto il TAR Roma, che ha rigettato l’impugnazione promossa da una società che aveva denunziato l’incongruità del costo orario della manodopera posto a base di gara per l’affidamento di un appalto avente per oggetto servizi di pulizia.

Era in particolare accaduto che la società, invece di impugnare sin da subito il bando di gara, aveva partecipato alla procedura e, classificatasi al quarto posto, aveva poi impugnato il provvedimento di aggiudicazione, contestando, tra l’altro, l’incongruità della base d’asta.

Il TAR Roma ha dunque respinto la doglianza, aderendo all’orientamento giurisprudenziale, ormai consolidato, secondo cui le clausole del bando che necessitano di immediata impugnazione sono tanto quelle impeditive della partecipazione alla gara (cd. escludenti), quanto quelle che impongono ai concorrenti oneri manifestamente incomprensibili o del tutto sproporzionati ovvero che rendono impossibile la stessa formulazione dell'offerta (come nel caso di pretesa incongruità della base d’asta).

Il testo del provvedimento è disponibile qui

* Il presente approfondimento ha il solo scopo di fornire informazioni di carattere generale. Di conseguenza, non costituisce un parere legale né può in alcun modo considerarsi come sostitutivo di una consulenza legale specifica.


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