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Può considerarsi legittima una formula matematica per l’assegnazione del punteggio economico che prenda come valore di riferimento i prezzi offerti dai concorrenti invece dei ribassi?

05/11/2018

E’ noto che, nell’ambito di una gara da aggiudicare con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, la stazione appaltante goda di ampia discrezionalità tecnica nel determinare le formule per l’attribuzione del punteggio all’offerta economica, suscettibile di essere contestata (e quindi sindacata in sede giurisdizionale) solo in caso di manifesta irragionevolezza o abnormità (ex multis: Consiglio di Stato, sez. V, 10 agosto 2016, n. 3579).

Con la sentenza in commento il Consiglio di Stato ha ritenuto che una formula matematica per l’assegnazione del punteggio economico che prenda come valore di riferimento il prezzo offerto dai concorrenti invece del ribasso non è affetta da siffatti vizi e deve quindi essere considerata legittima.

Infatti, se è vero che tale formula finisce per non determinare eccessive differenziazioni di punteggi fra le singole offerte economiche (anche a fronte di ribassi apprezzabilmente diversi), è altrettanto vero che essa garantisce pur sempre un collegamento proporzionale fra l’entità dei prezzi offerti e la conseguente attribuzione del punteggio (in termini, tra le più recenti: Consiglio di Stato, sez. V, 10 aprile 2018, n. 2185).

Peraltro, la sentenza in commento è riferita ad una gara disciplinata dal previgente d.lgs. n. 163/2006. E se una formula matematica che prenda a riferimento i prezzi piuttosto che i ribassi – e che in tal modo finisca per ridurre la “distanza” sui punteggi economici anche a fronte di prezzi sensibilmente diversi – è stata ritenuta legittima sotto la vigenza della precedente disciplina, la medesima conclusione deve valere a maggior ragione nell’attuale contesto normativo (d.lgs. n. 50/2016), che tende a ridurre quanto più possibile il peso ponderale della componente economica dell’offerta, valorizzandone invece gli elementi qualitativi (cfr. art. 95, comma 10 bis, del d.lgs. n. 50/2016).

Del resto, in questa prospettiva, nel nuovo quadro normativo è addirittura prevista la possibilità di avviare gare pubbliche in cui la competizione si svolga esclusivamente sulla componente qualitativa dell’offerta, mantenendo invece il prezzo fisso e non assoggettabile a ribasso (art. 95, comma 7, del d.lgs. n. 50/2016). Sicché, se oggi è possibile e ritenuta legittima una siffatta strutturazione della gara, appare tanto più legittima e ragionevole anche la formula che era stata prescelta dalla stazione appaltante nel caso esaminato dalla sentenza in commento, che consente comunque di attribuire un peso, seppur non rilevante, alla componente economica dell’offerta.

 

Il testo della sentenza del Consiglio di Stato n. 5880/2018 è consultabile al seguente link

 

* Il presente approfondimento ha il solo scopo di fornire informazioni di carattere generale. Di conseguenza, non costituisce un parere legale né può in alcun modo considerarsi come sostitutivo di una consulenza legale specifica.

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